Titolo: Il peso
Autrice: Liz Moore
Casa editrice: NN Editore
Traduzione di Ada Arduini
Trama
"Guardavo la gente nei ristoranti. Persone che mangiavano sole, perse nel piacere del cibo.
Che masticando fissavano un punto lontano. Che pensavano cose che solo loro sapevano.
Guardar mangiare gli altri mi dà molta gioia.
Ed è l'unico momento in cui riesco a perdonarmi per quello che sono diventato."
La vita di Arthur Opp, ex professore di Letteratura, è disegnata dai confini del suo corpo. Incapace di governare la fame di cibo, di amore, di rispetto, Arthur non esce più dalla sua casa di Brooklyn. L'unica persona che gli sta a cuore è Charlene, una ex allieva con cui ha mantenuto per anni una corrispondenza tenera e profonda, ma che da qualche tempo non sente più. Finché un giorno Charlene lo chiama per chiedergli di aiutare negli studi il figlio Kel, giovane promessa del baseball. Arthur prova a contattare il ragazzo senza riuscirci: Kel è in crisi, ha grandi aspirazioni ma poche risorse, e non tollera di vedere sua madre consumarsi nell'alcol e nella depressione. Poco alla volta, attraverso piccoli gesti e umanissime coincidenze, l'amore di Charlene avvicinerà Kel e Arthur, liberandoli dal peso del proprio dolore, e darà loro la possibilità di mostrarsi agli altri senza più disperazione né vergogna.
Con una scrittura limpida e magistrale, Liz Moore parla dei vuoti d'amore e di felicità che la vita può scavare nei corpi, vuoti da riempire a ogni costo. E racconta del desiderio di cura e di affetto capace di avvicinare le generazioni, creare famiglie, e scacciare per sempre la solitudine.
Questo libro è per chi legge negli occhi di una persona tutto il suo passato, per chi non può fare a meno di tifare per la dolce Olive di Little Miss Sunshine, per chi trova nel proprio nome un indizio prezioso per conoscersi meglio, e per chi ha vissuto una vita intera seduto in disparte, finché non ha incontrato qualcuno capace di rompere l'incantesimo e aprire la porta del futuro.
Liz Moore è una scrittrice e musicista americana, e insegna Scrittura creativa alla Temple University di Philadelphia. NNE ha pubblicato I cieli di Philadelphia (2020) e Il mondo invisibile (2021). Il peso è stato selezionato per l'International IMPAC Dublin Literary Award e ha imposto il talento di Liz Moore sulla scena letteraria internazionale.
RECENSIONE
La solitudine può colpire chiunque, in ogni realtà sociale. Non esiste l'uomo che si merita di essere solo e dimenticato, ma ci sono le persone che vogliono essere sole. Sono tanti i motivi che ci spingono ad allontanarci, a volerci relegare nell'oblio e cercare di farci dimenticare. Poi esce lo spirito di conservazione e una luce che non vogliamo raggiungere ma manteniamo sempre flebile, è la luce di chi non ci dimentica, di chi ancora ci dimostra di avere un pensiero per noi.
Nessuno merita la solitudine. La solitudine è prima di tutto mentale, è volersi nascondere.
Liz Moore ci presenta due storie di solitudine molto diverse.
Un ex professore obeso, Arthur Opp, che vergognandosi di se stesso e potendo vivere di rendita decide di non aver alcun motivo per cui debba uscire di casa. Non si fa avvicinare da nessuno e nessuno ha voglia di sfondare le sue auto difese. La sua luce è una ex allieva, Charlene, che vedendo lo stesso vuoto nei suoi occhi aveva stretto un legame affettuoso con il professore.
Solo dopo 20 anni di auto reclusione Arthur ritrova un minimo di desiderio di confrontarsi col mondo grazie a una lettera di Charlene e così conosce Yolanda che nella sua giovane età decide liberamente a chi rimanere vicina e chi invece allontanare. La sua non è voglia di solitudine, ma cernita per allontanare le persone che potrebbero farle male. Lei non vuole essere sola, vuole solo la felicità.
Charlene è bella e vuole studiare, ma si trova costretta a lasciare l'università. Diventa madre, il marito la abbandona dopo pochi anni e la sua vita diventa il piccolo mondo che contiene il figlio Kel e se stessa. La debolezza e la mancanza di amore la portano sempre più alla deriva, sempre più chiusa nella sua solitudine, incapace di chiedere e cercare altro. Solo con Arthur ha provato la vera affinità emotiva, due anime così simili e sole che potevano essere amiche rispettando la solitudine altrui.
"Avevo percepito la sua solitudine nell'istante in cui era entrata nella mia classe e capii che molto probabilmente avrebbe avvertito la mia, anche se cercai di evitarglielo, per proteggerla."
Kel nel momento in cui perde tutto trova forse il coraggio di infrangere il muro che lo ha sempre avvolto e cerca un futuro pieno e condiviso. Decide di fidarsi del prossimo, di accettare l'aiuto che gli offrono, di chiedere un supporto. Kel è il futuro che può essere migliore, è speranza che tutti noi impariamo a voltarci a destra e sinistra e guardiamo davvero chi ci sta vicino e soprattutto notiamo chi non vuole farsi vedere.
La solitudine esiste perché una persona vuole isolarsi e contemporaneamente tutti gli altri glielo permettono. Tutti siamo parte della solitudine altrui.
La speranza sono Yolanda e Kel che cercano di infrangere il muro, sono Lindsay e i signori Dale che si approcciano a chi vuole essere solo senza volere nulla, ma solo per dire "ci sono".
Il libro non è una lettura semplice, è un viaggio introspettivo nella psiche umana. È una lettura impegnativa, ma allo stesso tempo molto vera e reale.
Quanti Arthur Opp ci sono nel mio quartiere? Questo mi chiedo e la risposta è non lo so. Chi vuole essere solo diventa invisibile.
"«Sono davvero invisibile». Una grossa lacrima le è rotolata sulla guancia, la lacrima più triste che abbia mai visto"
Complimenti all'autrice e alla traduzione precisa e intensa.
Annalisa
Ringraziamo la CE per la copia ARC