Passa ai contenuti principali

Recensione: Jo e Laurie di Margaret Stohl e Melissa de la Cruz (Vintage Editore)

Titolo: Jo e Laurie
Autori: Margaret Stohl e Melissa de la Cruz
Edizioni: Vintage Editore
Traduttore: Daniela Mastropasqua
Pagine: 333


Trama 

1869, Concord, Massachusetts. Dopo la pubblicazione del suo primo romanzo, Jo March è esterrefatta nel rendersi conto che la sua storia scritta tanto per guadagnare qualche soldo gode di una fama inaspettata e il suo editore e i suoi lettori chiedono a gran voce un seguito, ma non un seguito qualsiasi: il seguito giusto in cui tutte le piccole donne sono appagate, innamorate e felici..
Per questo Jo è sotto pressione per scrivere il suo finale e Laurie la porta a New York per una settimana alla ricerca dell'ispirazione: musei, opere e persino una lettura pubblica di Charles Dickens in persona!
Ma mentre Jo pensa a quello che sarà il destino dei suoi personaggi, Laurie ha in mente un finale ben preciso per sé e per la donna che ha scoperto di amare: una donna con un tale desiderio di indipendenza da non rendersi conto che la vera indipendenza viene da un cuore appagato.

 
RECENSIONE 

Tutti quelli che leggono Piccole Donne vorrebbero che Jo sposasse Laurie e questo non solo ancora oggi ma accade sin dalla prima uscita del libro. Louisa May Alcott riceveva tantissime lettere delle lettrici che reclamavano a gran voce quel finale per il secondo volume.

Il libro di Margaret Stohl e Melissa de la Cruz non è un sequel di Piccole Donne crescono ma si inserisce temporalmente, quanto ai fatti narrati, tra il primo e il secondo volume. Ma non solo; attraverso un’operazione un po’ ardita questo libro si basa su una circostanza assai immaginaria della completa identificazione di Jo March con Louisa May Alcott. A sua volta Jo e le sorelle March si sdoppiano tra i personaggi della vita quotidiana e la loro versione che va a finire nel seguito che l’editore Niles commissiona a Jo. 

Operazione ardua e ardita.

Ecco quindi che entrare nel punto di vista della storia può risultare abbastanza difficile perché presuppone di dimenticare sia il dato autorale che la trama originaria. Ci aiutano però i personaggi rimasti inalterati e che ritroviamo intatti, nella loro caratterizzazione

Il risultato è un vero mash-up in cui le vicende biografiche di Louisa sono rimescolate tra realtà e finzione letteraria e incontri ed esperienze sono asserviti all’enorme sforzo creativo da parte di Jo che non perde occasione di ribadire il suo bisogno di libertà e indipendenza prendendo le distanze da una storia che l’editore vorrebbe farle intitolare “Brave mogli”.

Come Jo deve fare ordine tra i personaggi del suo libro, così nella vita reale deve sistemare le sue priorità.

Sulla pagina, Jo poteva essere spiritosa, premurosa, romantica. E se non ci riusciva poteva sempre rivedere e ricominciare da capo. Di persona, però, era fortunata se riusciva a mettere insieme due parole correttamente e Laurie lo sapeva.

Ben presto ci rendiamo conto, e Jo con noi, che la ricerca dell’amore è ancora più complicata della ricerca del finale giusto per il seguito tanto atteso di Piccole Donne. Quel seguito che non solo l’editore vuole, ma anche le tante lettrici reclamano con le lettere che piovono in grande quantità a Orchard House. Quel finale che noi che abbiamo letto e amato il classico di Louisa May Alcott abbiamo sempre desiderato che si avverasse.

Con sensibilità tutta moderna Margaret Stohl e Melissa de la Cruz scandagliano l’animo inquieto di Jo, perennemente in lotta con gli altri, con il mondo, con la vita, e fondamentalmente con se stessa.

Con la fortuna di avere una famiglia allargata come quella dei March, Jo scoprirà che la libertà può essere anche quella di amare e le due cose non sono necessariamente incompatibili.

Era quello il motivo per cui aveva scritto il suo primo libro, vero? Essere libera? La libertà, dopotutto, era il punto centrale, non è vero? Essere libera? La libertà di creare, di fare ciò che le piaceva. Libertà dalla povertà e dalla servitù. Libertà dai debiti di guerra, dalla preoccupazione di chi avrebbe pagato il carbonaio e il macellaio. Libertà dal dover essere il tipo di ragazza cresciuta per scrivere solo liste della spesa.

Romina 

Ringraziamo la CE per la copia cartacea